31 MARZO 2025
Sulla scivolosa questione degli acconti IRPEF 2025, calcolati in base alle quattro vecchie aliquote 2023, verrà messa una toppa legislativa. Come ha infatti assicurato il MEF nel comunicato del 25 marzo, “in considerazione dei dubbi interpretativi posti (dai CAF, ndr), e al fine di salvaguardare tutti i contribuenti interessati, il Governo interverrà anche in via normativa per consentire l’applicazione delle nuove aliquote del 2025 per la determinazione dell’acconto. L’intervento sarà realizzato in tempo utile per evitare ai contribuenti aggravi in termini di dichiarazione e di versamento”. Tempo utile vuol dire sostanzialmente adesso, visto che la strada imboccata è quella di un emendamento al Dl Pubblica amministrazione (in via di conversione), presentato da Lega e Forza Italia, che di fatto andrà a ricalibrare il calcolo degli acconti 2025 allineandoli ai tre scaglioni IRPEF introdotti dal 1° gennaio 2024.
Il “pomo” della discordia sta tutto nella disposizione del decreto 216/2023 (art. 1, quarto comma) secondo cui “nella determinazione degli acconti dovuti (…) per i periodi d’imposta 2024 e 2025 si assume, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata applicando le aliquote Irpef (23%, 25%, 35% e 43% ndr) vigenti al 31 dicembre 2023”. Traducendo in breve: sebbene a partire dall’anno d’imposta 2024, quindi dal 1° gennaio dell’anno scorso, l’IRPEF è passata da quattro a tre aliquote (in pratica accorpando le prime due aliquote al 23 e 25% in una sola al 23%, e lasciando invariate le altre due al 35% e 43%), il decreto 216/2023 (che abbiamo citato) ha disposto in maniera un po’ cervellotica che per il calcolo degli acconti IRPEF 2025 si devono comunque applicare le vecchie aliquote 2023.
Questo quindi nel concreto comporterebbe l’anomalia – messa appunto in luce dai CAF – di avere col 730/2025 due sistemi di calcolo differenti: cioè da una parte gli acconti IRPEF 2025 calcolati col vecchio sistema di quattro aliquote datato 2023, mentre dall’altra un saldo 2024 calcolato invece con le nuove tre aliquote. Non solo, ma come riporta il comunicato del MEF, facendo seguito alle segnalazioni dei CAF, un simile meccanismo si porta dietro “un maggior carico fiscale per i lavoratori dipendenti che verrebbero gravati dell’onere di versare l’acconto IRPEF per l’anno 2025 anche in mancanza di redditi ulteriori rispetto a quelli già assoggettati a ritenuta d’acconto”. Cioè in buona sostanza, molti lavoratori dipendenti si vedrebbero “debitori” di un carico fiscale in realtà non dovuto, visto che quel carico verrebbe calcolato con un sistema di aliquote di fatto decaduto il 31 dicembre 2023; fermo restando – lo ricordiamo – che si sta parlando di soli acconti 2025, e che dunque col saldo 2025 tutto andrebbe a livellarsi (ma fra un anno con le dichiarazioni 2026!).
Lo stesso MEF specifica poi che “la disposizione in questione”, ovvero il decreto 216/2023, andrebbe interpretata “soltanto in relazione agli acconti” dovuti da alcuni soggetti, non tutti indiscriminatamente, ovvero quelli “la cui dichiarazione dei redditi evidenzia una differenza a debito di IRPEF, in quanto percettori di redditi ulteriori rispetto a quelli già assoggettati a ritenuta d’acconto (dal sostituto d’imposta, ndr). L’intenzione del legislatore non era, quindi, volta a intervenire nei confronti di soggetti (…) che in mancanza di altri redditi non sono tenuti alla presentazione della dichiarazione dei redditi”.
Messa così sembrerebbe solo una mera questione di “dubbi interpretativi”, come appunto scrive il MEF alla fine del comunicato; dubbi però scaturiti da una norma che effettivamente di per sé non aiuta a scioglierli, e con cui gli intermediari si troverebbero a “convivere” quotidianamente sul campo pratico dell’elaborazione del 730 di qui fino al 30 settembre, data conclusiva della campagna fiscale 2025. Ecco perché alla fine, per scongiurare ogni equivoco e “salvaguardare tutti i contribuenti interessati”, ha prevalso il buon senso di un intervento normativo che uniformi a ciascuna casistica il calcolo IRPEF delle dichiarazioni 2025, sia sugli acconti che per il saldo.